Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Cassino ricorda il sacrificio e la immediata rinascita della città e dell’Abbazia, simbolo di pace e di consapevolezza degli orrori della guerra

L’Abate Luca, accompagnato da Dom Luigi Maria Di Bussolo era presente questa mattina alla cerimonia commemorativa per gli 80 anni dalla distruzione della città di Cassino.

Esattamente un mese dopo l’Abbazia, infatti, anche la città di Cassino venne rasa al suolo da un terribile bombardamento alleato che la lasciò devastata.

Oggi il Presidente Mattarella ha ricordato il sacrificio delle popolazioni locali, dei soldati che da tante parti del mondo vennero a combattere e liberarono anche l’Ababzia e la città, ma soprattutto il Presidente ha posto l’accento sul forte simbolo di rinascita e di Pace che è stato e deve continuare ad essere Montecassino agli occhi del mondo.

Da quando infatti l’allora Papa Paolo VI proclamò San Benedetto Patrono Primario d’Europa definendolo “Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà”, Montecassino con il suo motto “Succisa Virescit”  è diventata simbolo internazionale di rinascita e pace.

Di seguito il testo integrale dell’intervento del Presidente Mattarella che si è soffermato a lungo a salutare l’Abate Luca:

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia commemorativa dell’ottantesimo anniversario della distruzione della città di Cassino

Cassino, 15/03/2024 (II mandato)

Nella drammatica storia della Seconda Guerra mondiale, con le sue immani sofferenze, Cassino, la città e il suo territorio, queste popolazioni, sono tragicamente entrate nell’elenco dei martiri d’Europa, accanto ad altri centri come Coventry, come Dresda.

Gli storici ci consegnano un numero così alto da essere terrificante di migliaia e migliaia di vittime delle diverse armate, della popolazione civile, degli abitanti di questa città, di questo territorio, come conseguenza dei 129 giorni di combattimenti qui avvenuti.

I cimiteri, e quelli di guerra, dedicati ai combattenti fanno qui corona e ammoniscono. Una tragedia dai costi umani – ripeto – di dimensioni umane spaventose. In questa terra avvennero scontri tra i più cruenti e devastanti.

E mentre un sentimento di pietà si leva verso i morti, verso le vittime civili, non può che sorgere, al contempo, un moto di ripulsa da parte di tutte le coscienze per la distruzione di un territorio e delle sue risorse, per l’annientamento delle famiglie che lo abitavano, nel perseguimento della cieca logica della guerra, quella della volontà di ridurre al nulla del nemico, senza nessun rispetto per le vittime innocenti.

Lutti e sofferenze pagate in larga misura dalla incolpevole popolazione civile, a partire da quel funesto bombardamento del 15 febbraio contro l’Abbazia, nella quale, con i monaci, perirono famiglie sfollate, tante persone che vi si erano rifugiate contando sull’immunità di un edificio religioso, espressione di alta cultura universalmente conosciuta.

Ma la guerra non sa arrestarsi sulla soglia della barbarie.

L’offensiva della coalizione contro il nazismo, che aveva occupato – e opprimeva – l’Italia, rase totalmente al suolo la città e la storica Abbazia.

Questo territorio, all’indomani degli eventi bellici, si presentò completamente distrutto: case, chiese, strade, ponti, ferrovie, scuole.

A quella comunità così duramente colpita, a quelle donne e a quegli uomini contro cui la furia bellica si manifestò in tutta la sua disumanità, la Repubblica esprime oggi affetto e rimpianto e, nel ricordo, si inchina alla loro memoria.

Rende omaggio a un eroismo silenzioso nel tempo della sofferenza, e alla loro orgogliosa volontà di far riprendere la vita in quello che era divenuto un campo di rovine.

Ricordiamo come un gesto eroico quello di trovare dentro di sé le risorse per porre mano immediatamente alla ricostruzione.

Anche dell’Abbazia, faro di civiltà, avviata – questa ricostruzione dell’Abbazia – ancor prima della conclusione del conflitto.

Toccò al primo Presidente del Consiglio dei ministri espresso dal Comitato di Liberazione Nazionale, Ivanoe Bonomi, porne la prima pietra già nel marzo del 1945.

Cassino martire. Ma Cassino anche protagonista, straordinaria testimone di questa risalita dall’abisso.

Un abisso che inghiottì anche migliaia di giovani di altri Paesi che morirono combattendo contro gli oppressori dell’Italia e che ricordiamo con commozione e con riconoscenza.

La strada della libertà è stata segnata dal sacrificio e dal coraggio degli uomini che combatterono coraggiosamente – e tanti vi persero la vita – in questi territori, prendendo parte alla lotta di Liberazione, per far sì che prevalesse la pace nel Continente dilaniato da nazionalismi e da conflitti e che non avessero a soccombere le ragioni dei diritti delle persone e dei popoli.

Quello che l’Italia ha compiuto in Europa in questi decenni è un cammino straordinario di pace e di solidarietà, abbracciando i valori dell’unità del nostro popolo, della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale.

Valori che gli italiani vollero consacrati con la scelta della Repubblica e con la Costituzione. Insieme ad una affermazione solenne, tra le altre: il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali.

Sono queste le poche parole dell’art.11 della nostra Costituzione che contiene le ragioni, le premesse del ruolo e delle posizioni del nostro Paese nella comunità internazionale: costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo.

Vent’anni dopo quei drammatici eventi, Papa Paolo VI, nel momento di inaugurare la ricostruita Abbazia, volle tributare alla figura di San Benedetto il riconoscimento di essere Patrono d’Europa. Lo volle definire “Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà”.

La nuova Abbazia ha la stessa vocazione ma ambisce anche a essere prova di un’accresciuta consapevolezza degli orrori della guerra e di come l’Europa debba assumersi un ruolo permanente nella costruzione di una pace fondata sulla dignità e sulla libertà.

Ne siamo interpellati. Sono mesi – ormai anni – amari quelli che stiamo attraversando. Contavamo che l’Europa, fondata su una promessa di pace, non dovesse più conoscere guerre. Ai confini d’Europa, invece, anzi dobbiamo dire dentro il suo spazio di vita, guerre terribili stanno spargendo altro sangue e distruggendo ogni remora posta a tutela della dignità degli esseri umani.

Bisogna interrompere il ciclo drammatico di terrorismo, di violenza, di sopraffazione, che si autoalimenta e che vorrebbe perpetuarsi. Questo è l’impegno della Repubblica Italiana.

Far memoria di una tragedia, una battaglia così sanguinosa, come quella di Cassino – che ha inciso nelle carni e nelle coscienze del nostro popolo e di popoli divenuti nostri fratelli – è anche un richiamo a far cessare, ovunque, il fuoco delle armi, a riaprire una speranza di pace, di ripristino del diritto violato in sede internazionale, della dignità riconosciuta a ogni comunità.

Cassino esprime un ricordo doloroso di quanto la guerra possa essere devastante e distruttiva, ma è anche un monito a non dimenticare mai le conseguenze dell’odio, del cinismo, della volontà di potenza che si manifesta a più riprese nel mondo.

Cassino città martire.  Cassino città della pace.

Questo il messaggio forte, intenso, che da qui viene oggi.

È questo il traguardo a cui ambire.

È questa la natura dell’Europa, la sua vocazione, la sua identità.

È questa la lezione che dobbiamo tenere viva, custodire, trasmettere sempre, costantemente.

Il video dei momenti più importanti a questo link  e alcune foto della cerimonia di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica