15 settembre 2024 – Celebrazione eucaristica con gli abati pellegrini sulla tomba di san Benedetto

Il 18 Aprile 1893 cominciò la costruzione, a Roma, del complesso di Sant’Anselmo sull’Aventino dove oggi sorgono, l’Ateneo pontificio, il Collegio benedettino e la Confederazione benedettina.
Questa, istituita il 12 Luglio 1893 da Papa Leone XIII con la bolla Summum semper, raccoglie tutti i monasteri dell’Ordine senza apportare alcuna modifica alla dignità abbaziale e all’autonomia di ciascuna congregazione.
A capo della Confederazione c’è l’Abate primate: questi ha, tra gli altri, il compito di vigilare sull’osservanza della Regola benedettina.
Sabato 14 Settembre 2024, gli Abati a capo delle varie congregazioni della Confederazione benedettina si sono riuniti in congresso a Sant’Anselmo sull’Aventino in occasione dell’elezione del nuovo Abate primate Jeremias Schröder che nella mattinata di oggi 15 settembre ha poi guidato gli Abati in pellegrinaggio verso Montecassino, il luogo dove il Santo da Norcia arrivò nel 529 per fondare la sua chiesa.
Una volta giunti a destinazione, gli Abati provenienti da monasteri di tutto il mondo, hanno avuto la possibilità di visitare i vari ambienti dell’Abbazia accompagnati dalle guide dell’Abbazia di Montecassino. Dopo aver passeggiato nei chiostri ed aver ammirato lo splendido paesaggio circostante dove spicca la croce del Cimitero polacco, gli Abati hanno proseguito il viaggio visitando la cella di San Benedetto. Qui, oltre a ripercorrere gli eventi più significativi della vita del Santo Patrono e Protettore d’Europa, si è accennato anche alle vicende che legano il cenobio benedettino al secondo conflitto mondiale e lo rendono, oggi, simbolo di pace e monito per il futuro. Dopo aver lasciato la zona antica della struttura, si è proseguito verso la Basilica per la celebrazione della Messa solenne delle 12. I canti gregoriani degli Abati hanno reso ancora più suggestiva la celebrazione tenuta dal nuovo Abate primate Jeremias Schröder che ha così inaugurato il suo incarico che durerà otto anni.
Jeremias Schröder (Bad Wörishofen, 8 Dicembre 1964)
Dopo aver concluso gli studi liceali è entrato nell’Abbazia di St. Ottilien dove, nel 1985, ha preso i voti monastici. Ha studiato Filosofia e Teologia dal 1985 al 1990 a Roma e Storia dal 1990 al 1994 a Oxford . Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1994 ed è stato segretario dell’Arciabate di St. Ottilien,Notker Wolf. Nel 2000 è stato eletto Abate dell’arciabbazia di St. Ottilien. È rimasto in carica fino alle dimissioni del 2012, in seguito a cui è rimasto però preside della Congregazione di St. Ottilien. Il 14 Settembre 2024 è stato eletto Abate primate dell’ordine benedettino.
Omelia del neo eletto abate primate Dom Jeremias Schröder – Montecassino 15/09/2024
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Siamo qui riuniti, un gruppo di abati benedettini, fratelli e sorelle in pellegrinaggio, e per noi è di grande significato venire nella casa di San Benedetto, nostro padre. Questo luogo sacro, intriso di storia e spiritualità, ci accoglie con calore e ci invita a riflettere sui messaggi che Dio ci trasmette attraverso le letture di oggi. Questi messaggi non solo ci avvicinano a Gesù Cristo, ma ci aiutano anche a comprendere meglio il messaggio di San Benedetto per il nostro tempo.
Una delle prime riflessioni che emergono dalle letture è quella del volto indurito. Sebbene questo concetto non sia particolarmente affascinante, ci ricorda la virtù della resilienza: la capacità di sopportare le difficoltà e di abbracciare l’avversità come dice San Benedetto con il termine “obpropria”. La storia di questo monastero della nostra casa ancestrale, è un esempio luminoso di tale solidità e resilienza. “Dov’era e com’era” è un’espressione che esemplifica questo spirito di perseveranza.
Ma c’è anche un altro aspetto nelle letture che merita attenzione: l’apertura del cuore e dell’orecchio. Il Signore ha aperto il mio orecchio è l’inizio della prima lettura e rappresenta il concetto fondamentale della Regola di San Benedetto. Viviamo dietro grandi mura, ma queste non ci rinchiudono; al contrario, queste mura creano uno spazio di silenzio nel quale possiamo diventare più aperti verso i nostri fratelli e sorelle, verso la creazione e verso Dio. Nella vita di San Benedetto, questa apertura profonda divenne visibile verso la fine della sua vita, quando vide il mondo intero come una sfera in una visione. Il biografo ci racconta che ciò avvenne perché il suo cuore era sufficientemente grande. L’orecchio aperto e il cuore aperto sono le virtù benedettine per il nostro tempo!
E poi c’è il Vangelo, con la magnifica confessione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristol!” Questo passaggio si conclude con la famosa frase: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e per l’Evangelo la salverà. Ancora una volta, vediamo la dinamica dell’amore e della generosità non trattenere e conservare, ma dare, abbandonare e abbracciare la trasformazione per amore del Vangelo.
Questa dinamica può essere applicata in molti modi alla vita di ogni cristiano. Oggi, noi benedettini riflettiamo in modo speciale su come questa dinamica possa far parte della nostra vita, sia per l’individuo che per le comunità intere. Impariamo da San Benedetto, dal suo orecchio aperto e dal suo grande cuore, come essere buoni seguaci di Cristo. E questo nostro pellegrinaggio continuerà!
Che il Signore ci benedica e ci guidi nel nostro cammino di fede e di servizio.
Amen













