Montecassino, 21 marzo 2024. S.Em. Cardinale Arrigo Miglio presiede la Celebrazione per la Solennità di San Benedetto Patrono Primario d’Europa e di Cassino

Si conclude oggi il percorso de ‘I Giorni di San Benedetto‘ iniziato il 7 febbraio con la benedizione della Fiaccola benedettina pro pace et Europa una da parte di Papa Francesco.

L’Abbazia di Montecassino vive il 21 marzo una giornata di festa dedicata al Santo Patrono d’Europa e di Cassino, fondatore del monachesimo occidentale. E la vive insieme a tutte le persone che durante l’anno sono accanto alla comunità monastica, a tutte le autorità civili e militari e a tutti gli amici che fraternamente fanno sentire sempre la loro presenza.

La Celebrazione Eucaristica iniziata alle ore 10.30 nella Basilica Cattedrale è stata presieduta dal Cardinale, S.Em. Arrigo Miglio e animata come sempre magistralmente dal coro Annibale e Maria Grazia Messore. A concelebreare, oltre a molti sacerdoti della diocesi limitrofa, S.E.Mons. Antonazzo Vescovo della Diocesi di Cassino-Sora-Aquino-Pontecorvo e l’Abate Luca che, subito dopo l’ingresso della reliquia del Santo ha  rivolto ai presenti un saluto che riportiamo qui nel testo integrale:

Solennità del Transito di san Benedetto
21 marzo 2024

Con gioia, anche a nome di tutta la comunità monastica di Montecassino, vi accolgo nella casa di san Benedetto, in questa solennità nella quale ricordiamo il suo passaggio da questo mondo al Regno di Dio. Per lui si è già compiuta, così come si compirà per ciascuno di noi, la parola di Gesù che oggi ascolteremo nel Vangelo: «beati voi, poveri in spirito, perché vostro è il regno dei cieli». Benedetto vive già di questa beatitudine, ma questa celebrazione eucaristica consente anche a noi di godere un anticipo di questa beatitudine e di questa gioia celeste.

Ringrazio tutte le autorità civili e militari qui presenti, e sono particolarmente grato a Sua Eminenza, il Cardinale Arrigo Miglio, Arcivescovo emerito di Cagliari e Amministratore apostolico di Iglesias, che ha accolto l’invito a presiedere questa eucaristia, concelebrata anche da mons. Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, e da tanti sacerdoti qui radunati nel nome del Signore. Gli altri vescovi del Lazio ci hanno fatto pervenire l’assicurazione della loro preghiera, mentre sono a Roma per la visita ad limina, e domani ci uniremo a loro anche mons. Antonazzo e io, per l’incontro con papa Francesco che concluderà la visita. Questo è un segno importante della nostra comunione con tutta la Chiesa.

Tutti noi ben sappiamo che la solennità di san Benedetto si inserisce in un anno ricco di memoria. Abbiamo da poco ricordato gli ottant’anni dai tragici bombardamenti che hanno prima distrutto l’Abbazia e poi raso al suolo la città di Cassino, dopo aver portato tanta distruzione e tante ferite su tutto questo nostro territorio. Ci apprestiamo a ricordare in ottobre i sessant’anni dalla consacrazione di questa Chiesa da parte di san Paolo VI, che in quell’occasione proclamò san Benedetto patrono principale d’Europa, con la lettera apostolica Pacis Nuntius. Sono significativi ed eloquenti ancora oggi i cinque titoli con i quali Paolo VI, all’inizio di quel documento, definiva san Benedetto: messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente. Con queste parole Paolo VI ci ha ricordato che San Benedetto ha fondato il monachesimo sulla roccia della fede in Cristo, e lo ha fatto divenendo per tutti, e non solo per i cristiani o per i monaci, un messaggero di pace, un realizzatore di unione, un maestro di civiltà.

Sono tre parole importanti anche per noi e per la stagione critica che stiamo attraversando: pace, unione, civiltà. Non deve sfuggirci il nesso intimo che le collega: la civiltà, cioè un vivere civile degno della persona umana e delle sue più autentiche aspirazioni a una vita felice e compiuta, è tale quando può maturare nella pace, e la pace a sua volta ha bisogno che le logiche dell’unione e della comunione siano più forti di quelle della divisione e della contrapposizione. E sono significativi anche i verbi con cui Paolo VI accompagna questi termini: occorre essere messaggeri di pace perché la pace va annunciata, e soprattutto va sostenuta la speranza che la pace rimane sempre possibile, anche quando ci scontriamo con tante impossibilità; occorre essere poi realizzatori di unione, perché la comunione ha bisogno non di parole ma di gesti concreti; e infine maestri di civiltà, perché il vivere civile va educato, formato, accompagnato con pazienza nella sua lenta maturazione.

Preghiamo in questa eucaristia san Benedetto, colui che fu benedetto di nome e di fatto, affinché interceda per noi, e la benedizione di Dio ci raggiunga, così che anche ciascuno di noi, per le competenze e le responsabilità che possiede, si lasci guidare nel suo operato e nelle sue scelte da questi criteri: pace, unione, civiltà, da vivere nella luce dei tre verbi: annunciare, realizzare, educare.

Di seguito il testo dell’omelia di S.Em. Cardinale Arrigo Miglio:

MONTECASSINO     21 marzo 2024:      Pv. 2,1-9    Col.3,12-17    Mt.5, 1-12

Desidero ringraziare con voi il Signore che ci ha chiamati qui, oggi, a riscoprire la ricchezza di vita bella e vera che ha voluto manifestare in San Benedetto, ricchezza di cui vuole rendere partecipi anche noi, come avviene da oltre quindici secoli, attraverso l’opera di tutti coloro che hanno accolto la sua Regola e l’hanno tradotta in vita quotidiana, a livello personale, comunitario ma anche a livello sociale, in Europa anzitutto e man mano negli altri Continenti.

Siamo nell’ottantesimo dei tragici eventi del ’44, che abbiamo potuto rivivere attraverso i documentari impressionanti trasmessi in questi ultimi mesi.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ha messo nel cuore parole come sapienza, prudenza, intelligenza, timore del Signore, conoscenza di Dio, scienza e prudenza, l’equità e la giustizia, invitandoci a scavare come si fa per scoprire un tesoro: scoprire che siamo amati e scelti, perciò capaci di tenerezza e bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, capaci di sopportare e perdonare, come il Signore ci ha perdonato, perché possiamo vivere la carità e la pace di Cristo, formando un solo corpo; questa Parola poi, nella sua ricchezza di ogni sapienza, si traduce in salmi e inni e rendimento di grazie, come stiamo facendo anche noi in questo giorno. Dalla Parola di Dio alle parole che i profeti e l’Apostolo ci hanno declinato, offrendoci un lessico diverso da quello che ogni giorno ci cade addosso, il lessico di coloro che come S. Benedetto sentono l’urgenza di iniziare un nuovo genere di vita e di convivenza.

Queste parole sono i doni dello Spirito Santo, annunciati dai Profeti per esprimere l’identità di Colui che li avrebbe portati, doni dei tempi messianici, che sono i tempi nuovi per definizione, tempi della piena manifestazione di Dio in Gesù, nella sua Pasqua, Lui che fa nuove tutte le cose.

Questi doni li abbiamo sentiti invocare su di noi il giorno della nostra Cresima, Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timor di Dio, che è esattamente l’opposto di quel paradigma culturale tecnocratico descritto da Papa Francesco nella Laudato si’ e nella Laudate Deum, illusione di onnipotenza che troppe volte ci porta alle macerie.

Viviamo un cambiamento d’epoca, come ci ripete ancora Papa Francesco, e siamo chiamati a viverlo come lo ha vissuto San Benedetto. La via da lui scelta e tracciata nella sua Regola è la via che ci porta a stare dentro la Storia, non ai margini, limitandoci a guardare e a descrivere, o peggio chiusi in noi stessi per non vedere: stare dentro la Storia con tutta la ricchezza dei doni dello Spirito, quindi dentro con gioia, senza troppi rimpianti, senza guardare indietro ma aperti alle novità dello Spirito e pronti a saperle vedere nei tanti germogli che spuntano sulla nostra strada.

Vivere il cambiamento d’epoca con fiducia e speranza: ecco un primo impegno fondamentale che oggi San Benedetto ci ricorda, un dono che vogliamo chiedere per noi, per tutta la Chiesa e per il suo cammino sinodale, che vogliamo chiedere specialmente per coloro che vivono questo cambiamento con amarezza e tristezza. Il Vangelo delle Beatitudini ci ha ricordato però che come discepoli di Gesù siamo chiamati a saper andare controcorrente, vivendo la Beatitudine paradossale di chi sposa una vita che vuole seguire ogni giorno i passi del Maestro.

La Storia si realizza nel tempo e nello spazio: oggi non possiamo non guardare in particolare all’Europa, ricordando il sessantesimo anniversario della proclamazione di San Benedetto come Patrono d’Europa fatta da San Paolo VI, ma anche guardando ai prossimi appuntamenti elettorali che la coinvolgono, ma soprattutto guardando alla tragedia della guerra che la insanguina e la dissangua con l’escalation degli armamenti che si fa sempre più pesante. Siamo chiamati a pregare per la pace ma siamo chiamati anche a lavorare per una cultura che costruisca la pace e porti l’Europa ad essere capace di esportare la cultura della pace.

Ci sono due parole in particolare che oggi a mio avviso hanno bisogno di essere riprese e approfondite. La prima è la parola amore: non è certo sconosciuta, anzi la ripetiamo anche troppo, ma non ne conosciamo più il vero significato, non ne conosciamo più la strada e soprattutto non siamo più capaci di educare e di educarci all’amore. Tutti abbiamo fame e sete di amore, ma sempre più ci lasciamo depistare nel ricercarlo e finiamo sempre di più in situazioni di violenza e di morte, mentre l’amore voleva essere chiamata alla vita.

L’altra parola che dobbiamo riscoprire è la libertà. Anche questa viene declamata ogni giorno, ma intanto siamo avvolti sempre più da un individualismo che ci lega a mille schiavitù e dipendenze. Proviamo a riscoprire queste due parole alla luce della Regola e chiediamo al nostro Santo Patrono di aiutarci ad essere veri educatori all’amore e alla libertà.

E finalmente la parola Pace. E’ stato il primo saluto del Risorto ai suoi discepoli la sera di Pasqua nel Cenacolo, presenza vera del Risorto – “toccatemi e vedete che non sono un fantasma”- presenza che però ha conservato le ferite della crocifissione alle mani, ai piedi, al costato.

Guardando a questa Abbazia, risorta anche lei dalla distruzione e dalla morte, non è difficile vedere una somiglianza con la Persona del Risorto, i segni delle ferite, che ci aiutano a non dimenticare e a ricordare quale sia il prezzo dell’amore e della libertà.

Ci aiutano a comprendere che Pace non è uno slogan ma è parola che indica una via fatta di quotidiano impegno nell’accoglienza e nel servizio, costruendo e ricostruendo, pietra sopra pietra, proprio come è avvenuto qui, non una volta soltanto, e come avviene ogni giorno in ogni comunità e in ogni famiglia che non si lascia vincere dallo scoraggiamento e dalla tristezza e non perde mai la voglia e la capacità di sognare, perché quel Cristo, al quale San Benedetto ci chiede di non anteporre mai nulla, è proprio il Signore Risorto, che ci apre la strada per andare oltre tutto ciò che sembra voler soffocare per sempre la Parola che genera la vita.

La riflessione del Cardinale Miglio nella Sala San Benedetto

Dopo la celebrazione ci si è spostati nella Sala San Benedetto per un momento di riflessione guidato dal Cardinale Miglio sul tema “S.Benedetto e la profezia di pace del nostro tempo” articolato in 10 punti argomentato magistralemnte da S.Em.Miglio:

DECALOGO
La pace segna l’orizzonte del progetto di Dio per il mondo

La pace è una promessa che Dio ha fatto al suo popolo (cfr. Isaia…)
Dall’inizio dell’umanità conviviamo misteriosamente con il male e con le guerre

Il diritto alla legittima difesa resta fondamentale

La scelta della nonviolenza offre un forte contributo per camminare verso la pace

Oggi è indispensabile lavorare per una cultura della pace

L’impegno per il disarmo è fondamentale per costruire la pace

E’ importante conoscere e far conoscere il commercio delle armi

Chiedere incessantemente la riconversione delle industrie belliche

I poveri debbono essere gli ultimi a pagare il prezzo di questo processo (cfr. d. Tonino Bello: Lettera al fratello che lavora in una fabbrica di armi)

L’Olio di Capaci

Al termine dell’incontro, il Questore di Frosinone Dott. Domenico Condello ha consegnato all’Abate Luca l’Olio di Capaci.

La giornata di festa si concluderà nel pomeriggio in città con la Celebrazione in Concateddrale -sempre presieduta dal Cardinale Miglio- e dalla processione per le vie della città con la reliquia di San Benedetto. La processione sarà seguita anche dal Corteo Storico Terra Sancti Benedicti, cuore pulsante dei festeggiamenti al seguito della Fiaccola benedettina pro pace et Europa una.

Il servizio fotografico della mattinata è di Roberto Mastronardi