Natale del Signore – Omelia della Messa nel giorno / 25 Dicembre 2025

 

 

Natale del Signore – Messa nel giorno                                                                       25 dicembre 2025

 

Letture: Is 52,7-10: Sal 97 (98); Eb 1,1-6; Gv 1,1-8

 

Stiamo celebrando il Natale in questa che è la Messa del giorno: una delle quattro Messe con le quali celebriamo il Mistero dell’incarnazione. Sono infatti quattro gli schemi celebrativi che la liturgia del Natale ci propone. Forse qualcuno di voi avrà partecipato alla Messa nella notte, nessuno di fatto partecipa a tutte e quattro le Messe. Ci aiuta però a vivere bene questa celebrazione tenere presente quanto la liturgia ci offre nelle tre Messe che la precedono.

 

Come ci ha adesso ricordato il Prologo del Vangelo di Giovanni, il Natale è una festa di luce, poiché il vero sole, che è Cristo Signore, nascendo nella nostra carne, illumina la condizione umana e tutta la storia del mondo, diradando le sue tenebre. «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).

 

Le quattro Messe del Natale, in particolare la Parola di Dio che in esse viene proclamata, è come se disegnassero l’arco che il sole, che è Gesù, percorre, illuminando gradualmente la scena del mondo. È inizialmente è una luce soffusa, appena percepibile, che però pian piano cresce fino a esplodere in tutta la sua bellezza in pieno giorno.

 

Nella Messa della Vigilia, veniamo rischiarati ancora dalla luce dell’attesa, che ha caratterizzato l’avvento. Penso non solo alla nostra attesa personale, quella che ciascuno di noi vive protendendosi all’incontro con il Signore che viene, ma soprattutto all’attesa vissuta dal popolo di Dio nel corso dei secoli, all’attesa dell’umanità intera. Nella Messa della Vigilia viene proclamato l’inizio del Vangelo di Matteo, con la genealogia di Gesù. In essa, oltre a questa attesa degli uomini, possiamo discernere la paziente opera di salvezza che Dio ha intessuto nella storia umana, di generazione in generazione, fino a portarla a compimento nel figlio di Maria. Come, inoltre, ci ricorda la figura di Giuseppe, che nel sogno riceve dall’angelo l’interpretazione di ciò che sta accadendo e anche il compito al quale Dio lo chiama, questa è anche la luce che si rivela nel segreto della coscienza di ciascuno di noi, diradando le ombre dei nostri dubbi, perplessità, esitazioni. È una luce ancora discreta, nascosta, impercettibile, che però già guida il cammino dell’umanità e anche la coscienza personale di ciascuno.

 

Nella notte questa luce si rivela nella sua capacità di diradare davvero tenebre e oscurità, e di rendere luminosa persino la notte. È però ancora un solo grande squarcio di luce, con gli angeli che parlano ai pastori, le stelle che si fanno più luminose per indicare loro una via di ricerca di colui che è nato. Rimane però la notte e la ricerca continua a camminare ancora nell’oscurità, con dei segni che vengono dati, e che sono però segni ordinari, non particolarmente risplendenti: un bambino, delle fasce, una mangiatoia. Segni che parlano a chi ha gli occhi giusti per vederli, e soprattutto a chi sa interpretarli nella luce dell’annuncio degli angeli, e dunque grazie alla parola di Dio che i pastori hanno saputo ascoltare e nella quale hanno voluto credere. La luce continua a mescolarsi con le tenebre. Come sempre ci ha ricordato il Prologo di Giovanni, «la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,5). Non sanno accoglierla, ma non riescono neppure a vincerla, a soffocarla.

 

E poiché non viene vinta e soffocata, la luce continua a crescere e a dilatarsi. Così giungiamo alla Messa dell’aurora, con le prime luci dell’alba che inaugurano un nuovo giorno. I pastori, guidati dalla Parola di Dio ascoltata dagli angeli, e anche dalla loro fede, giungono e trovano il bambino, riconoscono i segni, lodano e glorificano Dio, narrano ciò che del bambino era stato detto loro. La luce adesso cresce, si dilata, si approfondisce, perché viene accolta dalla fede degli uomini e delle donne e dal loro racconto che condivide, annuncia, contagia. Nel Vangelo dell’aurora, infatti, in primo piano non c’è più l’annuncio degli angeli, o ciò che è accaduto; in primo piano c’è la reazione degli uomini di fronte a un avvenimento così straordinario. Sono reazioni diverse: i presenti si stupiscono delle cose dette loro dai pastori. Maria rimane in silenzio e custodisce fatti e parole meditandoli nel suo cuore. I pastori, dal canto loro, glorificano e lodano Dio. Stupore, silenzio che medita e contempla, lode e benedizione, ecco le reazioni che anche noi dobbiamo vivere contemplando il mistero del Natale. Anche grazie a queste diverse reazioni, anche grazie alla nostra accoglienza e alla nostra testimonianza, la luce continua a crescere e a dilatarsi.

 

Giungiamo così alla Messa del giorno. La luce del sole non è più solo aurorale, ora splende alta sull’orizzonte. È una luce piena, che ricolma anche noi e riempie di sé la storia del mondo. «Dalla sua pienezza / noi tutti abbiamo ricevuto / grazia su grazia» (Gv 1,16). C’è la pienezza del sole che risplende, ci sono tutti gli uomini, l’umanità intera, che può beneficiare della sua grazia. Alto nel cielo, questo sole illumina tutti e tutti lo possono vedere. «Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio», abbiamo pregato con il Salmo responsoriale. E questa pienezza è la pienezza di una rivelazione: «Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio / ed è nel seno del Padre, / è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Lui, il solo che davvero lo conosce, lui ce lo rivela, ce lo racconta, non solo con le parole, ma con la sua stessa vita, divenendo uomo come noi. Comprendiamo allora che questo sole ci dona una luce piena perché non solo splende alto nel cielo, ma splende dentro la nostra stessa umanità, assumendo la nostra carne, condividendo la nostra storia. Alto in cielo, il sole scende ed entra nella nostra terra, nella nostra condizione umana, rende anche noi luminosi e figli della luce, capaci finalmente di conoscere il vero volto di Dio e di lasciarci sorprendere, stupire, illuminare e trasformare dalla sua bellezza.

 

Dopo la giornata piovosa di ieri, quando è rimasto nascosto dalle nubi, oggi il sole è tornato a risplendere, anche se un po’ timidamente, in un cielo ancora adombrato da nuvole. Il sole vero che è Gesù risplenda comunque, nonostante le nubi che possono oscurare la nostra vita, nel cuore di ciascuno di voi, vi illumini, vi conforti, vi doni gioia e pace!