Solennità dell’Epifania del Signore – Omelia del 6 Gennaio 2026

 

 

 

 

Epifania del Signore                                                                                                              6 gennaio 2026

Letture: Is 60,1-6; Sal 71 (72); Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

 

L’evangelista Matteo conclude il racconto dei magi narrando che: «avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Mt 2,12). Vorrei soffermarmi su due espressioni che risuonano in questo versetto, per metterne in luce il significato e l’attualità che hanno anche per noi e per la nostra ricerca di Dio. Innanzitutto, i Magi fanno ritorno al loro paese. Hanno vissuto un’esperienza straordinaria, hanno incontrato, dopo averlo a lungo cercato, «colui che è nato, il re dei Giudei» (Mt 2,2), hanno esposto la loro vita a dei pericoli o quanto meno a degli smarrimenti, gli hanno offerto i loro doni, ma adesso tornano nella loro terra, alle loro case, nel loro ambiente consueto. È vero anche per noi: incontriamo il Signore, come accade in questa celebrazione, ascoltiamo la sua Parola, comunichiamo al suo Corpo e al suo Sangue, viviamo un’esperienza straordinaria di Dio, che però non ci trattiene, ma torna a consegnarci agli impegni di sempre. Perché è lì e non altrove che dobbiamo continuare a cercarlo; è lì che egli si manifesta; è lì che ci è data la possibilità di incontrarlo, riconoscerlo, servirlo con il dono della nostra vita; è lì e non altrove che dobbiamo testimoniare di lui.

San Matteo, però, aggiunge una precisazione importante: fanno ritorno al loro paese, ma «per un’altra strada» rispetto a quella per la quale erano giunti. Certo, sono costretti a cambiare strada su suggerimento di un sogno e a motivo della minaccia di Erode, che avrebbe voluto avere da loro informazioni sul bambino per poterlo eliminare. Possiamo tuttavia attribuire a questa espressione un significato più ampio, vero anche per noi. Quando si incontra il Signore, occorre poi, comunque, cambiare strada, perché l’esperienza di lui ci chiede sempre, e al tempo stesso ci dona la possibilità di una conversione. La nostra vita viene trasformata, non può rimanere quella di prima. Cambiano anche le vie che percorriamo, cioè il nostro modo di essere e di agire. Si torna alla propria realtà di sempre, ma con un cuore trasformato, uno sguardo diverso, una mentalità che è stata rinnovata dall’incontro con il Signore. L’intera nostra vita è come rigenerata. Per dirla con il linguaggio di san Giovanni, l’incontro con colui che è nato fa rinascere anche noi, dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito. Perché, come Gesù annuncia a Nicodemo, «se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3,3).

I Magi cambiano strada per non dover incontrare di nuovo Erode ed esaudire le sue pretese. Anche in questo caso, proviamo a dare a questa espressione un significato più largo e profondo. Devono percorrere una strada diversa da quella di Erode. Sia i Magi sia Erode vivono una ricerca: i primi per adorare colui che è nato, il secondo per ucciderlo, perché intravede in lui una minaccia per il proprio potere. La ricerca dei Magi è radicalmente diversa dalla ricerca di Erode: percorrono strade alternative e incompatibili tra loro. Cambiare strada, come anche noi dobbiamo fare, significa dunque prendere le distanze dalla strada di Erode, che è la strada del potere. Non solo perché lui è un regnante che non intende rinunciare al proprio dominio, ma perché egli pretende di avere potere persino su Gesù. Ultimamente, di avere potere persino su Dio. In Erode si affaccia la tentazione idolatrica che minaccia anche noi: quella cioè di piegare Dio alle nostre idee, progetti, desideri, ambizioni. Di metterlo a nostro servizio. E non occorre essere re o regine per pretendere di vivere questo potere. È una tentazione ricorrente, sulla quale dobbiamo sempre vigilare, per non cadere nelle sue trappole: piegare Dio alla nostra volontà, metterlo a nostro servizio.

I Magi vivono un atteggiamento radicalmente diverso. Si lasciano guidare non dai loro sogni e progetti, ma da una stella, che osservano con la loro competenza di sapienti che sanno indagare i misteri dei cieli, ma anche dalle Scritture di Israele, affidandosi a quanto esse dicono e a ciò che loro spiegano gli esperti, gli scribi di Gerusalemme. I Magi si lasciano guidare dalla manifestazione del Signore del cielo e della terra. Si lasciano guidare dai segni dei tempi e dalla parola di Dio, dai sogni angelici, anche a costo di cambiare strada rispetto alla via già conosciuta, o che secondo il loro progetto avrebbero dovuto intraprendere.

Oggi celebriamo l’Epifania, cioè la manifestazione del Signore, la sua rivelazione, in particolare ai Magi e attraverso di loro e ciò che simboleggiano, la sua rivelazione non solo a Israele, ma a tutti i popoli della terra. Nel giorno di Natale, abbiamo celebrato la sua nascita, oggi, nell’Epifania, celebriamo la sua manifestazione. Questo vuol dire che Gesù non solo è nato, ma manifesta il suo mistero, si fa conoscere e ci rivela il disegno del Padre. Dopo la proclamazione del Vangelo è stato cantato l’annuncio della Pasqua e delle altre feste principali dell’anno liturgico. È un segno che ci ricorda che la luce del Signore, che oggi si è manifestata, continua a crescere e a irradiarsi nel tempo, per trovare il suo culmine nel Triduo pasquale e di là continuare a irraggiarsi nelle domeniche dell’anno, nelle sue feste, nei misteri che celebriamo della beata Vergine Maria e di tutti i Santi.

Questa luce ci rischiara il cammino e la via che ci rivela è sempre quella del dono. Troviamo così un’altra differenza importante tra i Magi e Erode. Erode difende, costi quel che costi, il proprio potere, ciò che possiede. Al contrario, i magi aprono i loro scrigni, come narra Matteo, ma in questo modo aprono la loro vita alla sapienza del dono. Offrendo oro incenso e mirra, offrono la loro vita a colui che è nato. Sappiamo come la tradizione cristiana ha interpretato questi tre doni: l’oro viene offerto al re, l’incenso al sacerdote e mediatore tra Dio e gli uomini, la mirra a colui che verrà sepolto dopo aver donato la sua vita per noi. Offrendo questi tre doni, i magi di fatto accolgono il dono che è Gesù, i doni che egli manifesta e regala alla nostra vita. Il dono del Regno dei cieli, che ora si apre per accoglierci; il dono della preghiera e del culto autentico, che ci consentono l’incontro con Dio, senza più impedimenti e nella libertà dei figli di Dio; il dono della sua stessa vita sulla Croce per la nostra liberazione dal peccato e dalla morte.

Questa è la strada per la quale anche noi oggi, dopo aver incontrato e adorato il Signore in questa celebrazione, dobbiamo tornare alle nostre case e ai nostri ambienti. È la strada che ci conduce nel Regno di Dio, è la strada che sin da ora ci introduce nella relazione con lui, attraverso il vero culto spirituale; è la strada che ci libera dal peccato, dalla paura, dalla morte, consentendo alla nostra vita di aprirsi alla logica e alla dinamica del dono di sé.