Solennità di Santa Scolastica – 10 Febbraio 2026

Nella Solennità di Santa Scolastica condividiamo l’omelia del Padre Abate Dom Luca Fallica nella Celebrazione Eucaristica di questa mattina nella Basilica Cattedrale del monastero.
Di seguito il video, il testo integrale ed alcuni scatti della Celebrazione.
Santa Scolastica 10 febbraio 2026
Letture: Os 2,14-15.19-20; Ap 19,1.5-9; Mt 13,44-46
Celebriamo la solennità di santa Scolastica, che il fratello san Benedetto fa seppellire qui, nell’oratorio di san Giovanni Battista, proprio sotto l’altare maggiore di questa Chiesa, «nel sepolcro – come scrive san Gregorio Magno – che egli aveva già preparato per sé». Commenta l’autore dei Dialoghi: «Avvenne così che neppure la tomba poté separare quelle due anime, la cui mente era stata un’anima sola in Dio». È proprio a motivo di questa comunione profonda che san Benedetto può contemplare l’anima di santa Scolastica che, «uscita dal corpo, si dirigeva in figura di colomba, verso le misteriose profondità dei cieli». La sua anima è così intimamente legata a quella della sorella Scolastica che quello che avviene in lei si riverbera ed è conosciuto anche nella profondità del suo spirito. A unire i due santi, infatti, non sono più solamente i vincoli della carne e del sangue, l’essere stati generati dagli stessi genitori; ora c’è un legame più profondo, spirituale, in Dio stesso e nel suo amore. Lo ricorda anche l’ultimo colloquio tra Benedetto e Scolastica, avvenuto tre giorni prima della sua morte. Quando Benedetto avrebbe voluto separarsi da lei, per tornare al suo monastero, a trattenerlo è il violento temporale scaturito dalle lacrime di Scolastica, poiché, commenta san Gregorio, poté di più colei che di più amò. Ciò che impedisce la separazione, ciò che li unisce nella comunione, fino a renderli un’anima sola, non è tanto il temporale, ma la potenza dell’amore, che per Scolastica si esprime concretamente in una preghiera che giunge fino alle lacrime. È la preghiera pura, è la preghiera che Benedetto stesso insegna ai suoi discepoli, nella Regola che scrive. Leggiamo infatti al capitolo ventesimo: «Bisogna sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime». Scolastica viene ascoltata ed esaudita da Dio proprio a motivo delle sue lacrime generate da un cuore puro, reso tale dalla verità e dalla profondità dell’amore. Ella poté di più perché amò di più, e siccome Dio è amore, Dio non può non ascoltare e accogliere tutto ciò che è generato dall’amore vero.
Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere meglio qualche tratto di questo amore vero, come pure della sua efficacia, potenza, fecondità. Nella prima lettura il profeta Osea ci fa ascoltare questa promessa di Dio: «Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore». Sono parole rivolte a una donna che si è dimostrata infedele, adultera; addirittura si è prostituita a molti uomini. Una donna che è immagine di Israele, che ha abbandonato Dio, il suo unico sposo, per correre dietro a molti amanti, prostituendosi a dèi diversi. Ebbene, a questa donna infedele Dio promette: ti sedurrò, ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore. Il deserto, nella Bibbia, assume volti e significati diversi. Esso, comunque, rappresenta il luogo del primo amore, dove tutto era iniziato, dove aveva preso avvio la storia di amore e di alleanza tra Dio e il suo popolo. Tornare nel deserto significa tornare al primo inizio, e dunque tornare a iniziare di nuovo. L’amore di Dio è così, ci offre sempre un nuovo inizio, ci regala una nuova possibilità, quando possiamo aver peccato, fallito, tradito. È il mistero di un amore fedele, che oltrepassa l’infedeltà offrendoci sempre la possibilità di cominciare di nuovo, e in modo diverso, prendendo le distanze dal nostro peccato per tornare a dire di sì, con fiducia e speranza, alla potenza e alla fecondità del suo amore. Occorre però avere il coraggio di tornare nel deserto, e lasciare che sia Dio e lui solo, non altre voci, a parlare al nostro cuore. Del resto, solo Dio può parlare davvero al nostro cuore, perché soltanto lui lo conosce come nessun altro, lo conosce meglio di quanto non lo conosciamo noi stessi, e dunque conosce anche le parole di cui il nostro cuore ha davvero bisogno, le parole che desidera ascoltare.
Offrendoci sempre un nuovo inizio, Dio dona alla nostra vita anche un compimento felice. Ci rende partecipi di un banchetto di nozze, come ci promette l’Apocalisse, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Anzi, fa sì che partecipiamo al suo banchetto da protagonisti, come la sposa che si prepara all’incontro con lo sposo. Cosa fa una sposa per prepararsi alle nozze? Si prepara l’abito nuziale, la veste bianca, da sposa. Eppure, al banchetto di nozze dell’Agnello la sposa non deve preparare nulla, perché l’abito le viene donato: «le fu data una veste di lino puro e splendente». E aggiunge l’autore dell’Apocalisse: «la veste di lino sono le opere giuste dei santi». Eppure, questa veste le è donata. Le è donata la santità di Dio. Le è donato di compiere le opere giuste gradite al Signore. Così è l’amore di Dio: è un amore che ci riveste di sé, e in questo modo copre la nudità del nostro peccato, riscalda il freddo che spesso sperimentiamo a causa delle nostre relazioni così fragili e malate; ci consola rendendoci partecipi di una festa, ricolma di gioia e di pace, di luce e di bellezza. Viviamo tante fatiche e sofferenze nel corso della nostra vita, spesso siamo in un deserto diverso da quello di cui ci parla Osea, un deserto di solitudine e di disperazione, di paura e di angoscia, ma Dio nel deserto parla comunque al nostro cuore, asciuga le nostre lacrime, ci consola e ci sostiene, per condurci nella gioia di una festa di nozze. Benedetto vede la sorella salire in cielo, intuisce la sua morte, ne avrà certo provato dolore, eppure è pieno di gioia, scrive san Gregorio, per averla vista così gloriosa. L’amore di Dio custodisce la nostra vita anche nella morte, e ci conduce nella gioia e nella bellezza di una festa di nozze, nonostante tutte le sofferenze che possiamo attraversare e patire.
Infine, il Vangelo di Matteo ci dice che l’amore di Dio è come un tesoro in un campo e una perla preziosa, che vale più di tutte le altre perle che pure, nel corso della nostra esistenza, possiamo avere trovato e comprato. È un tesoro incomparabile, una perla al di sopra di ogni altro valore. Eppure, è un tesoro che rimane nascosto in un campo. Commenta Ilario di Poitiers: «…il tesoro è stato trovato e nascosto, mentre certamente colui che lo ha trovato avrebbe potuto portarlo via in segreto nel tempo impiegato per nasconderlo. […] Il tesoro è stato nascosto, perché doveva essere comprato anche il campo». Come dire: non puoi pretendere di possedere il tesoro, se non accetti di acquistare l’intero campo, così come è, tutto incluso, comprese sterpaglie, buche, sassi… Il tesoro è lì dentro e non puoi pretendere di separarlo dal suo terreno.
Così è spesso la nostra esistenza. Non è un terreno ben dissodato, spianato, senza imperfezioni. Al contrario, è pieno di sassi, buche, rovi, sterpaglie, non sembra valere molto, vorresti spesso disfartene o cercare un terreno migliore; ma attenzione, il tesoro è proprio nascosto un quel campo lì, così come è, non in un altro. L’amore di Dio è questo tesoro prezioso nascosto nella tua vita ordinaria, che spesso vivi con fatica, che vorresti diversa e migliore, ma è il tesoro è lì dentro e non altrove, ed è il tesoro che vi è nascosto, vale a dire l’amore di Dio che è lì presente e non altrove, a donare senso, luce, gioia, pace, alla tua vita.
Santa Scolastica, colei che poté di più perché di più amò, ci aiuti a scoprire l’amore di Dio nella nostra vita, e a viverlo sempre come un nuovo inizio che ci conduce, giorno dopo giorno, accettando il campo della nostra esistenza così come è, alla gioia piena e compiuta della festa di nozze nel regno dei cieli.





















