Natale del Signore – Omelia della Messa nella notte / 25 Dicembre 2025

Natale del Signore – Messa nella notte 25 dicembre 2025
Letture: Is 9,1-6; Sal 95 (96); Tt 2,11-14; Lc 2,1-14
Carissimi fratelli e sorelle, stiamo vegliando nella notte, vincendo la comprensibile stanchezza e il sonno che a quest’ora non può che assalirci. Forse però c’è anche una stanchezza più profonda e più insidiosa che dobbiamo riconoscere presente nella nostra esistenza: è la stanchezza che nasce non tanto dal trascorrere delle ore o dal passare del tempo, ma dalle prove e dalle sofferenze che la nostra vita spesso deve attraversare, dalle tragedie che ancora oggi gravano sulla storia degli uomini, dalle delusioni che così spesso compromettono tante nostre speranze. C’è un’attesa sincera di pace, di giustizia, di bene vero, e non solo per pochi, ma per tanti, per tutti, che pare non trovare esaudimento. Celebriamo la nascita di Gesù a Betlemme, avvenuta più di duemila anni fa, lo accogliamo in questa notte come il Salvatore – così lo chiamano gli angeli, nel loro annuncio ai pastori, come abbiamo ascoltato dal Vangelo di Luca – eppure la nostra storia non sembra cambiata, ancora attende e ancora invoca salvezza. Che senso ha, allora, vegliare in questa notte nella preghiera; in che modo questa nostra celebrazione può davvero rischiarare questa notte, ma anche le molte notti delle nostre speranze deluse, delle nostre invocazioni e delle nostre grida che sembrano non trovare esaudimento?
Cerchiamo qualche risposta a questi interrogativi nella liturgia che stiamo celebrando e in particolare nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato. Vorrei invitarvi a fare attenzione a una piccola preposizione che è risuonata più volte. Nelle nostre lingue sono importanti non solo i sostantivi, i verbi, gli aggettivi… ma anche le preposizioni, che indicano un orientamento, una direzione, un senso. E la prima preposizione cui fare attenzione è ‘per’. «Un bambino è nato per noi» (Is 9,5), così ci ha detto nella prima lettura il profeta Isaia. «Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità» (Tt 2,14), ha ribadito l’apostolo Tito nella seconda lettura. E nel Vangelo di Luca torniamo a incontrarla sulle labbra degli angeli, nel loro annuncio ai pastori: «è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). E poco più avanti: «questo per voi il segno» (2,12).
C’è un ‘per’ che ricorre continuamente, a rivelarci che Dio è davvero per noi, proteso a donarci pienezza di vita e abbondanza di gioia. Il Natale che stiamo celebrando ci dice però qualcosa di ancora più sorprendente e consolante, perché la preposizione ‘per’ si trasforma in un’altra preposizione: ‘con’. Dio non solo è «per noi», ma è «con noi». Ce lo ha annunciato il Vangelo che abbiamo ascoltato nel Vangelo di Matteo, cantato a termine della nostra Veglia: a Giuseppe, in sogno, l’angelo rivela il nome del bambino che nascerà da Maria. Egli è l’Emanuele, il Dio-con-noi. L’angelo lo annuncia a Giuseppe; in questa notte noi lo contempliamo celebrando la sua nascita a Betlemme. Il Dio-per-noi è il Dio-con-noi, ed egli ha scelto di donarci salvezza condividendo la nostra condizione umana. Non solo però: egli adesso è il Dio-con-noi, e rimane il Dio-con-noi per sempre, nella vicenda storica della nostra vita, ma anche in ciò che ci sarà donato al di là della nostra esistenza, dopo la nostra morte. Anche allora egli rimarrà il Dio-con-noi, perché noi potremo essere per sempre con lui.
Ciò che stiamo celebrando in questa notte è questo legame che, con la sua nascita nella nostra carne, il Figlio di Dio ha stretto con la condizione umana e con ciascuno di noi. Un legame indistruttibile. Dio è con noi e noi siamo con lui, per sempre. In realtà, noi oggi celebriamo una doppia nascita: il Figlio di Dio nasce nella nostra condizione umana affinché noi rinasciamo nella sua condizione divina. Lo ascolteremo domani, nella Messa del giorno, con le parole dell’evangelista Giovanni e del suo Prologo: «a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Ecco la nostra rinascita: Gesù nasce come uomo e noi nasciamo come figli di Dio. Egli nasce nella nostra terra e noi rinasciamo nel suo cielo. Nel cielo di Dio.
Questo significa che non siamo soli. Dio è con noi. Ma anche la terra, la storia, con tutti i suoi drammi, le sue tragedie, i suoi problemi che non sembrano trovare vie umane di soluzione, anche la terra non rimane sola. Il cielo è con lei. C’è alleanza tra cielo e terra. E se la storia non sembra cambiare, non pare migliorare, soprattutto a motivo dell’ostinazione dei nostri peccati e della durezza del nostro cuore, è comunque una storia salvata. Il cielo è disceso sulla terra e la terra è assunta in cielo. Possiamo pertanto vivere anche l’oscurità delle nostre molteplici notti con il cielo aperto. Il cielo si è aperto per far discendere tra noi il Figlio di Dio, l’Emanuele, il Dio-con-noi, ma il cielo non si richiude, rimane aperto, per dare senso e speranza, consolazione e salvezza alla nostra storia così tortuosa e incerta. Il chiarore del cielo di Dio continua a rischiarare la nostra oscurità e a darle senso. Ciò che ora non sembra trovare risposta e soluzione, troverà comunque un compimento nel cielo di Dio. Attenzione, questo non significa riporre ogni speranza soltanto nel futuro di Dio e vivere con rassegnazione il nostro presente. Se Dio è davvero con-noi, un pezzetto del cielo di Dio è dentro ciascuno di noi, illumina già la nostra vita, e ci consente sin da ora di porre gesti luminosi, che rischiarano un poco la notte del mondo. A volte ci sembrano troppo piccoli, vani, inutili, ma Dio ci promette che troveranno un compimento, riceveranno una sorprendente efficacia, proprio perché la storia è stata già salvata, e ogni nostro gesto che è secondo la salvezza di Dio non rimane sterile, riceve forza e fecondità.
Ce lo ha annunciato Isaia: un bambino è nato per noi. Un bambino. Qualcosa di veramente piccolo, debole, fragile, impotente. Eppure, continua il profeta, il suo nome è «Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere». È solo un bambino, eppure è grande il suo potere. Così, in lui, anche i nostri gesti, anche quando possono essere piccoli e deboli, come quelli di un bambino, riceveranno un grande potere, se saranno compiuti in modo coerente e fedele con la parola di questo bambino, con il suo Vangelo, credendo nell’alleanza del cielo con la terra, confidando nella presenza dell’Emanuele, il Dio-con-noi.
Il Natale ci doni questa speranza e ci infonda questo coraggio. Un bambino è nato per noi. Dio è con noi. Non siamo soli. E tutto ciò che facciamo nella luce del Vangelo riceve da questo bambino potere e forza, luce e gioia, pace e fecondità.





























