Passione del Signore – 18 Aprile 2025

Passione del Signore 18 aprile 2025
Letture: Is 52,13-53,12; Sal 30 (31); Eb 4,14-16; 5,7-9; Gv 18,1-19,42
Nel Vangelo di Giovanni, dal quale abbiamo appena ascoltato il lungo racconto della passione, non ci sono i tre annunci di passione, morte e risurrezione che incontriamo nella tradizione sinottica. In Giovanni abbiamo però, sempre per tre volte, quella che potremmo definire la «profezia dell’Innalzato». Gesù, cioè, per tre volte evoca la sua Pasqua parlando del suo essere innalzato sul legno della croce, ma anche nella gloria del Padre, e spiegandocene il significato.
Val la pena ripercorrere rapidamente questi tre brevi testi, perché essi ci aiutano a comprendere il mistero della passione di Gesù e anche il senso di ciò che stiamo adesso celebrando, in particolare il gesto rituale dello svelamento e dell’adorazione della Croce che tra poco vivremo.
Il primo testo ricorre al capitolo terzo di Giovanni, nel dialogo di Gesù con Nicodemo. «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15). Il secondo è al capitolo ottavo, in un dialogo di Gesù con i Giudei: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono» (8,28). La terza e ultima ricorrenza la incontriamo al capitolo dodicesimo: «E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti ame» (12,32).
Tra poco la Croce verrà portata al centro della nostra assemblea, verrà progressivamente svelata e noi potremo adorarla. Dobbiamo farlo con questa consapevolezza e con questa fede: adorando la Croce e il Crocifisso che si è lasciato innalzare sul suo legno, noi riceviamo la vita eterna, sappiamo chi lui davvero è e ci lasciamo attrarre dal suo mistero pasquale, che attirandoci a sé ci attira anche gli uni verso gli altri. Convergendo verso di lui convergiamo infatti anche tra di noi.
Riceviamo la via eterna, che per l’evangelista Giovanni non è soltanto la vita che ci attende oltre la morte, ma una qualità diversa di vita che possiamo sin da ora gustare. Adorando la croce, baciando il Crocifisso, noi affermiamo nella fede e nella speranza che la vera vita è questa: una vita che si consegna nell’amore, una vita che abbraccia la logica del dono, una vita che si abbandona nelle mani di Dio Padre e crede con fiducia nella sua promessa, una vita vissuta nello Spirito Santo che morendo Gesù ci dona affinché lo Spirito che ha vivificato e guidato la sua esistenza vivifichi e guidi ora l’esistenza di ciascuno di noi.
Conosciamo Gesù, chi egli davvero è e come in lui Padre si rivela e ci consente di conoscere il suo volto. Lo abbiamo ascoltato nei racconti di passione, oggi in Giovanni, pochi giorni fa, nella Domenica delle Palme, in Luca. Di fronte a Gesù arrestato, maltrattato, deriso, impotente nelle mani dei suoi aguzzini, Pietro rinnega e dichiara di non essere suo discepolo, afferma di non conoscere il suo maestro e Signore. Ed è proprio così: Pietro non riesce più a riconoscere in quell’uomo sconfitto e oltraggiato colui che aveva confessato essere il Figlio di Dio, il suo Santo. Oggi a noi è chiesto invece di riconoscere proprio in lui il volto di Dio che si mostra, si rivela, si fa conoscere nella luminosità della sua verità e della sua gloria. Adorando e baciando il Crocifisso noi diciamo la nostra fede: sì, io ti conosco, io so che tu sei il Figlio di Dio, io so che tu sei colui che mi ha amato fino a questo punto, fino a donare te stesso per me. Io ti conosco Signore, finalmente ti conosco, e credo in te, amo te, spero in te.
E procedendo in processione per adorare e baciare il Crocifisso noi attueremo quello che lui aveva promesso, la sua promessa prenderà corpo nella nostra vita: quando sarò innalzato da terra, io attirerò tutti a me. Noi ci lasceremo attrarre a lui, non solo per compiere un rito, ma per lasciare che la nostra vita si incolli alla sua, lo segua con fedeltà, non si lasci più separare dal suo amore. E attirandoci a sé, il Signore ci attira gli uni verso gli altri, ci consegna gli uni agli altri, nel modo stesso in cui dall’alto della Croce consegna la madre al discepolo e il discepolo alla madre.
Anche questo Gesù lo aveva profetizzato: colui che è innalzato verso il cielo per attirarci a sé è lo stesso che cade nella profondità terra come un seme, come un chicco di grano, e muore per non rimanere solo, ma per produrre molto frutto. Il Signore vince la nostra solitudine perché la sua morte porta un frutto abbondante, e questo frutto è il frutto della comunione, il frutto di un grande raduno, attraverso il quale Gesù riunisce tutti i figli di Dio che erano dispersi. Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta da Isaia, dal quarto canto del servo sofferente: «Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada». Il Signore ci chiama da queste nostre tante dispersioni, ci raduna dalle mille strade nelle quali ci siamo smarriti e divisi, separati, addirittura troppo spesso contrapposti l’uno contro l’altro, il fratello contro il proprio fratello, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, popoli contro altri popoli
. Sì, siamo spesso smarriti, dispersi, in preda alle nostre disperanti solitudini o ai nostri irrisolti conflitti, ma il Signore ci attira a sé, e ci riunisce di nuovo attorno alla sua vita donata, al suo corpo spezzato, al suo sangue versato. Andando verso il Crocifisso per adorarlo e baciarlo, noi andiamo gli uni verso gli altri per riconciliarci, perdonarci, intercedere ciascuno per il bene dell’altro, edificare insieme una casa comune, una dimora di fraternità e di pace. Dall’altro della Croce Gesù distende le braccia e tutti ci abbraccia, tutti ci raduna, tutti ci attira a sé mentre lui si lascia consegnare a noi.
Tutta l’umanità si lascia misteriosamente raccogliere attorno alla Croce e a Colui che vi è innalzato. Tra poco, subito dopo questa omelia e prima dell’adorazione della Croce, vivremo una grande preghiera di intercessione, la più solenne e ricca di tutto l’anno liturgico. Intercederemo per l’umanità intra, per ogni suo bisogno e necessità, e possiamo farlo, vogliamo farlo, perché sappiamo che tutti sono attratti e radunati dal Crocifisso, ed egli tutti ci abbraccia e ci consegna nelle mani misericordiose del Padre, perché possiamo accogliere il dono della vita eterna, conoscere chi egli davvero è e lasciarci attrarre dentro il mistero della sua comunione e del suo amore.

