Pentecoste in Abbazia – L’omelia dell’Abate Dom Luca Fallica / 8 Giugno 2025

 

 

Pentecoste                                                                                                                                8 giugno 2025

 

Letture: At 2,1-11; Sal 103, 1.24.29-31.34; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26

 

Subito dopo la proclamazione del Vangelo, prima di questa mia omelia, coloro che riceveranno in questa celebrazione il sacramento della confermazione, o della cresima, sono stati chiamati per nome. Ciascuno con il suo nome personale, e hanno risposto. A mia volta, quando ungerò con il crisma la loro fronte, tornerò a sottolineare il dono personale di ciascuno. Dirò: «Martina, ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono». Pronuncerò il nome di ciascuno. Può sembrare solo un piccolo dettaglio rituale, invece ha un’importanza fondamentale, perché ci ricorda che lo Spirito è un dono personale, dato a ciascuno in modo proprio, singolare.

Anche questa bellissima icona della Pentecoste, collocata qui alla sinistra dell’ambone, sottolinea questa dimensione personale, rispettando peraltro fedelmente il racconto degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Scrive infatti l’evangelista Luca:

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Non so se riuscite a vedere così a distanza, ma poi, conclusa la celebrazione, avvicinatevi a contemplare da vicino questa tavola. In alto c’è lo Spirito, raffigurato come una colomba, in una noce di luce e di fuoco. Poi su Maria, al centro, figura dell’intera Chiesa, e sugli apostoli, che la sostengono, in quando fondamenta, colonne portanti della Chiesa stessa, lo Spirito si posa in forma di lingue di fuoco. Su ciascuno c’è una lingua di fuoco, proprio come narra Luca negli Atti. L’unica fiamma si divide e si personalizza: a ciascuno l’unico Spirito si manifesta con il proprio dono. E più precisamente si manifesta e si offre nella forma di una lingua di fuoco, perché lo Spirito dona a ogni discepolo che è nella Chiesa, con Maria, lingue nuove per annunciare il Vangelo di Gesù. Lingue nuove e lingue di fuoco, perché la parola che dovranno annunciare deve essere una parola appassionata, ricca del fuoco della Pasqua, ma deve essere anche una parola capace di illuminare, come fa il fuoco, che rischiara la notte; deve essere una parola capace di riscaldare, come fa il fuoco, che scioglie il gelo dell’inverno. Così è la parola di Gesù, tanto che i due discepoli che lo hanno incontrato lungo la via verso Emmaus, potranno esclamare: non ci ardeva forse il cuore in petto mentre ci spiegava le Scritture? Le lingue nuove che lo Spirito ci dona sono lingue che ardono del fuoco dello Spirito, ma sono anche lingue che devono essere capaci di far ardere il cuore dei loro ascoltatori.

Nello stesso tempo, questi doni dello Spirito, così personali, non creano divisioni, individualismi, gelosie o invidie, concorrenza o competizione, come troppo spesso capita tra di noi, nel modo di gestire le nostre differenze, le nostre diverse personalità. Al contrario, questi doni spirituali conducono verso la comunione, fanno incontrare, dialogare, addirittura consentono di comprendersi pur parlando lingue diverse. Luca evoca addirittura «dialetti» differenti, scrive infatti di «lingue native», come lo sono appunto i dialetti. Normalmente le icone della Pentecoste, soprattutto le più recenti, sono molto ordinate, armoniche, con gli apostoli, con o senza Maria, con o senza Paolo, che sono disposti in semicerchio, l’uno accanto all’altro, in modo ben proporzionato e simmetrico, come a sottolineare la bellezza e il respiro armonico della comunione. Possono addirittura risultare troppo statiche. Al contrario, questa icona è dinamica, in essa c’è molto movimento, con gli apostoli che si voltano l’uno verso l’altro. I loro occhi si incrociano, i loro sguardi dialogano, le loro parole, verrebbe da immaginare, si intrecciano. C’è il movimento dello Spirito, il quale non solo è come la luce o il fuoco, è anche come il vento, che irrompe, è impetuoso, scompagina, non sai da dove viene e verso dove va. Eppure, in modo straordinario, ma si tratta appunto dei prodigi di Dio, questo movimento non disperde, ma unisce, non separa, ma crea comunione, disegna convergenze, fa sì che ciascuno si volga verso l’altro. E allora, quei doni così personali di cui parlavo prima, non chiudono ciascuno nella fortezza invalicabile e inespugnabile del proprio individualismo, ma conducono nell’incontro, nella comunione, nella reciproca accoglienza. E tutti, ciascuno con la propria lingua, ciascuno con il proprio dono, sostengono insieme il trono di Maria, sostengono cioè la Chiesa, la sua comunione, la sua unità.

Per questo motivo, nel donare il sigillo dello Spirito a questi nostri fratelli e sorelle, pronuncerò prima il loro nome. Il dono che ricevono è personale, ma è per condurli all’incontro con gli altri, a capirsi e accogliersi nelle rispettive differenze, a conoscersi e amarsi nelle proprie diversità, che diventano così un dono condiviso.

C’è infatti un dono personale per ciascuno, che però ha dei tratti comuni, che tutti ricevono, anche se ciascuno nel proprio modo. Sono tre, in particolare, i doni che vorrei evidenziare, così come ci vengono ricordati dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato. Il primo dono ci è stato ricordato dal Vangelo di Giovanni, ed è il dono della fedeltà. «Lo Spirito – promette Gesù – rimarrà con voi per sempre». Lo Spirito è fedele, non ci abbandona, rimane con noi e lo fa per sempre, e in questo modo dona anche fedeltà alla nostra vita, ai nostri impegni, alle nostre relazioni, ai nostri propositi, alle nostre scelte.

Il secondo dono ci viene ricordato da quanto san Paolo scrive ai Romani, ed è il dono della libertà. Lo Spirito ci libera, facendoci passare da una condizione di schiavitù, dovuta al rimanere schiavi della paura, a una condizione filiale, che ci affranca dalla paura facendoci percepire l’amore del Padre che ci custodisce. Paolo allude anche a un’altra prigionia, quella delle opere della carne, che è la prigionia di chi rimane incatenato a se stesso, alle proprie chiusure autoreferenziali, ai propri progetti e visioni, senza mai avventurarsi oltre il limite circoscritto dal proprio sguardo, senza osare mai andare oltre. Lo Spirito rompe gli schemi, allarga gli orizzonti, dilata la propria piccola speranza. Lo Spirito scende su una comunità radunata in un luogo chiuso, ma poi la spinge fuori, la costringe a uscire, la disperde lungo le vie della storia.

Il terzo dono l’ho già ricordato e torno a ribadirlo. È il dono delle lingue nuove delle quali ci parla il racconto degli Atti: lingue nuove, lingue di comunione, che ci consentono di capirci pur parlando lingue diverse. Parlando ai giornalisti, Papa Leone ha ricordato che c’è anche una guerra fatta con le parole. Parole che dividono, feriscono, a volte possono persino uccidere, come ricorda Gesù nel vangelo di Matteo. Le lingue nuove dello Spirito sono invece parole di pace, di perdono, di riconciliazione, di fraternità, di amicizia. Fedeltà, libertà, comunione, tre parole che dicono l’agire dello Spirito in noi, tra loro strettamente connesse. Infatti, la libertà si smarrisce se non è fedele, mentre la fedeltà inaridisce se rimane chiusa in se stessa e non diventa comunione.

Preghiamo in particolare per questi fratelli e sorelle che stanno per ricevere il sacramento della cresima, il sacramento della confermazione, così chiamato perché ci rende fermi, stabili, in Gesù. Il sigillo dello Spirito, che il Padre del Signore risorto vi dona attraverso il ministero della Chiesa, vi renda fermi. Fermi perché fedeli, fermi perché liberi, fermi perché ancorati a quella comunione che ci consente poi di aiutarci, di sostenerci l’un l’altro, vicendevolmente, così come il Signore ci sostiene e rende salde e stabili, perché libere da ogni paura e da ogni tentazione di invidia o di gelosia, le nostre relazioni, le nostre amicizie, la nostra comunione.