Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria – Omelia del 15 Agosto 2025

Condividiamo di seguito l’omelia del Padre Abate Luca durante la Celebrazione di questa mattina nella Basilica cattedrale del monastero.
Assunzione della Beata Vergine Maria 15 agosto 2025
Letture: Ap 11,9a; 12,1-6a.10ab; Sal 44 (45); 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
Celebriamo la solennità della beata vergine Maria, Assunta in cielo, e lo facciamo mettendoci in ascolto della Parola di Dio, come pure in contemplazione di questa grande icona che, secondo la tradizione delle Chiese ortodosse, trascrive il mistero dell’Assunzione come la dormitio della Vergine Maria. Anche Maria si addormenta nella morte, ma subito diviene partecipe della Pasqua di Gesù e risorge in lui, con lui, come lui. Non solo la sua anima, ma anche il suo corpo è già partecipe della vita nuova di cui ci ha parlato nella seconda lettura l’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinti: «Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1Cor 15, così 22). Maria questa vita l’ha già ricevuta, e ora attende anche noi, intercede per noi, affinché ciascuno di noi possa partecipare di questa vita nuova, che annienta per sempre la morte.
Maria questa vita nuova l’ha già ricevuta e nell’icona questo mistero è rappresentato con un piccolo particolare. Voi, a distanza, probabilmente non riuscite a vederlo. Provo a descriverlo, e poi, se vorrete avvicinarvi alla fine di questa celebrazione, lo potrete osservare direttamente. In alto, sulla sommità dell’icona, c’è il Cristo risorto, risplendente nella sua veste bianca e immortale, che tiene in braccio il piccolo corpo della madre, Maria. È una sorta di icona della maternità capovolta. Nell’icona della maternità, infatti, è Maria, la madre di Dio, a tenere in braccio il Figlio, come un bimbo appena nato. Nell’icona della Dormizione è ora il Figlio a tenere in braccio la madre, Maria, adesso raffigurata come una piccola bambina rinata alla vita nuova, alla vita dei risorti. Nell’icona della maternità è il Figlio di Dio a farsi piccolo come un bambino per condividere la nostra condizione umana e terrena; nell’icona della Dormizione è Maria a farsi piccola per entrare nel regno dei cieli. Come lei stessa canta nel Magnificat, che abbiamo ascoltato dal Vangelo di Luca, il Signore ha guardato l’umiltà, la piccolezza della sua serva, e per questo motivo ha potuto compiere in lei e attraverso di lei grandi cose, così che tutte le generazioni possono ora proclamarla beata. Il Signore Gesù si è fatto piccolo e povero, fino alla morte di croce, per salvarci; come lui anche Maria si è fatta piccola e povera per essere per tutti segno profetico e materno della sua salvezza.
Questo è il senso pieno della storia della salvezza che Dio opera; è il senso anche del mistero dell’incarnazione e del mistero pasquale. I Padri della Chiesa lo hanno espresso con grande efficacia e bellezza affermndo che il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo affinché tutti i figli degli uomini potessero diventare figli di Dio. Il Figlio di Dio è entrato nella nostra terra perché noi potessimo finalmente entrare nel cielo di Dio. Là dove Maria è già entrata e ora ci attende. Noi attendiamo il regno di Dio, la venuta finale del Figlio dell’uomo, attendiamo Cristo risorto e Signore, ma possiamo vivere con fede e con speranza questa attesa ben sapendo che Maria stessa ci attende là dove ella già è e dove Gesù vuole che siamo anche noi, perché anche per noi ha preparato un posto, come lo ha preparato anzitutto per la madre sua.
Questa piccola immagine che c’è in questa grande icona, con Maria in braccio a suo figlio, ci ricorda anche un altro aspetto importante di questo mistero che stiamo celebrando in questa solennità. Noi siamo soliti dire che Maria è stata assunta in cielo. Usiamo questa metafora del cielo, intendendolo come il luogo che è di Dio, dove Dio abita. Il linguaggio per immagini dell’icona ci aiuta a precisare meglio questa idea del cielo. Maria è assunta in cielo nel senso che è ora tra le braccia di suo Figlio. È in lui. È nel seno del mistero trinitario, accolta in quella comunione d’amore che sussiste da sempre tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Maria è in Dio, tra le braccia di Dio. Tra quelle braccia, in quelle mani dalle quali, come ricorda san Giovanni nel suo Vangelo, niente e nessuno potrà strapparci.
Il drago tenta di farlo. Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse. Il drago minaccia la donna, cerca di divorare il figlio che la donna partorisce. Il drago minaccia ciascuno di noi. Ma non ci riesce, il suo tentativo è vano, inefficace: il bambino viene rapito da Dio presso il suo trono, è custodito in quelle mani del Padre dalle quali niente e nessuno potrà strapparlo. Ma quelle mani custodiscono anche la donna, custodiscono ciascuno di noi. Il drago non può nulla contro di noi: è Dio che ci stringe tra le sue braccia, è Dio che ci custodisce nelle sue mani.
È vero, come sempre ci ricorda l’Apocalisse, la donna deve fuggire nel deserto è là proseguire il suo combattimento contro il drago, che continua a minacciarla. Il male è presente nella nostra storia, contro di esso siamo come in un deserto, dobbiamo combatterlo ogni giorno. Sappiamo bene quanto male c’è nella nostra storia. Il grande drago rosso di cui ci parla oggi l’Apocalisse ha il volto delle tante, troppe guerre che insanguinano la nostra storia, dei tanti crimini che si commettono contro l’umanità, delle violenze assurde e insensate, dei gesti disumani che parrebbero impossibili a uomini e donne e alla loro dignità, e che invece uomini e a donne dei nostri tempi continuano a commettere in modo folle e inspiegabile. Il drago ha il volto anche di quel male che troviamo più vicino, attorno a noi, spesso dentro di noi, come tentazione, egoismo, paura. La donna è già tra le braccia di Dio ma continua a combattere nel deserto contro il drago. Questa donna è Maria, ma è anche la Chiesa di cui Maria è immagine, anzi è immagine dell’umanità tutta, che desidera combattere il drago, non si arrende alle sue logiche perverse, non si rassegna a vederlo vincente, lo vuole anzi sconfiggere nella forza e nella luce della vittoria pasquale di Gesù.
La donna assunta in cielo, la donna che è tra le braccia del Figlio, in Dio, e che pure continua a combattere nel deserto, dunque ci esorta: non ti rassegnare alle logiche del drago, al suo potere e alla sua violenza. Non ti rassegnare, continua a combattere il male, continua a denunciarlo, a gridare il tuo no, la tua indignazione, continua a pregare per la pace e per il bene, continua a compiere atti di giustizia e di bontà, anche quando possono sembrarti troppo deboli o già perdenti, sconfitti. Continua nel deserto a combattere il drago, continua a non arrenderti alle sue logiche e al suo potere; la donna è con te, Dio è con te. Il drago può sembrarti più forte o addirittura invincibile, ma di fatto è stato già sconfitto. Dio lo ha già vinto. Gesù è risorto dal sepolcro in cui il drago lo aveva vomitato. Maria non è rimasta prigioniera della morte ed è assunta in cielo, tra le braccia del Figlio. Anche tu, anche ciascuno di noi sarà in cielo, ma sin da ora è custodito nelle mani di Dio, è tra le sue braccia. Niente e nessuno potrà strapparlo da queste braccia misericordiose, piene d’amore e di vita, perché crocifisse.
Contemplare oggi Maria assunta in cielo, Maria tra le braccia del Figlio, deve essere per noi un grande segno di consolazione e di speranza. Se il drago ci minaccia, se minaccia la vita degli uomini e delle donne nel nostro tempo, come di ogni tempo, se il suo potere sembra invincibile, noi sappiamo invece che è stato già sconfitto, che le logiche del bene prevarranno, che a loro spetterà l’ultima parola sulla storia. Lo canta Maria nel suo Magnificat: il Signore rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Il Signore sconfigge il drago e dona speranza ai suoi figli e alle sue figlie, che sanno operare il bene, che cercano la giustizia, che vogliono la pace. Oggi sappiamo da che parte stare, da che parte dobbiamo scegliere di stare: dalla parte della donna, non del drago. Perché questo significa stare per sempre tra le braccia del Figlio, nelle mani di Dio.





































