Solennità di Tutti i Santi – Omelia del 1 Novembre 2025

 

 

 

Tutti i Santi                                                                                                                      1 novembre 2025

Letture: Ap 7,2-4.9-14; Sal 23 (24); 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

 

Ogni volta che noi iniziamo una celebrazione, come abbiamo fatto in questa eucaristia, o un momento di preghiera più personale, tracciamo sul nostro corpo un segno di croce, e accompagniamo questo semplice gesto con le parole «Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo». Affermiamo in questo modo che essere nel Nome del Dio Trinità, cioè in comunione con lui, imprime nella nostra vita una croce; ci fa assumere, o fa abitare in noi la logica della croce. E non dobbiamo pensare soltanto o immediatamente alla croce sulla quale Gesù è stato appeso offrendo fino alla morte la sua vita e il suo amore per noi, ma a una croce più originaria, che in quella croce di legno trova un suo riflesso, una sua espressione concreta, storica. Questa croce più originaria è l’intrecciarsi, o meglio l’incrociarsi, nella vita di ogni persona, di una linea verticale con una linea orizzontale. Ogni croce infatti è composta da due bracci, uno che si estende verticalmente verso l’alto e verso il basso, l’altro che si estende orizzontalmente, da destra a sinistra, da oriente a occidente. La santità, sulla quale oggi fissiamo lo sguardo celebrando la comunione di tutti i santi, significa anche questo: è il dono che ci viene fatto di queste due linee; è la possibilità che ci viene accordata, per grazia e per misericordia, di saper vivere bene, con pace e con armonia, con gioia e beatitudine, l’incrociarsi di queste due dimensioni nella nostra esistenza quotidiana. La dimensione che ci tende verticalmente verso l’alto, verso Dio, e contemporaneamente ci conduce in basso, nella profondità segreta del nostro cuore, per scoprire lì il luogo di Dio, la casa della sua misteriosa presenza. Come riconosce con stupore sant’Agostino, il quale nelle sue Confessioni, rivolgendosi direttamente a Dio, gli dice: «Tu eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta»: interior intimo meo et superior summo meo. Ecco la linea verticale della croce, che non solo si distende tra alto e basso, tra altezza e profondità, ma tiene insieme, inseparabilmente, i due poli, come la scala di Giacobbe, che tocca il cielo – dicono i rabbini – perché è ben piantata sulla terra; tocca il più alto perché scende nel più basso. È sempre sant’Agostino a ricordarcelo, quando ci interroga: «Vuoi andare in alto? Comincia dal più basso. Se pensi di costruire l’edificio alto della santità, prepara prima il fondamento dell’umiltà».

Insieme a questa linea verticale è indispensabile l’altra linea, che deve incrociarsi con essa, ed è la linea orizzontale, che si distende per abbracciare, per includere, per farsi solidale con i propri fratelli e sorelle. Più la vita si distende verso l’alto attraverso la via dell’umiltà, tanto più si allarga orizzontalmente, e diventa accogliente, ospitale, aperta, recettiva. La croce è questo: tenere insieme la dimensione verticale dell’amore per Dio con la dimensione orizzontale dell’amore per il prossimo. E la santità cristiana ha questo forma, ha la forma di questa grande croce.

Le letture di questa celebrazione ce lo mostrano con grande efficacia. La gioia delle beatitudini appartiene a chi, povero, vive il proprio limite, il proprio bisogno, in spirito, cioè con uno sguardo che si rivolge in alto, verso Dio, sapendo di dipendere dal suo dono, e confidando di riceverlo. Il povero in spirito è colui che non ha nulla ma è ricco di un’attesa, è ricco di una fiducia, è ricco di una fede. Un’attesa che lo porta ad alzare gli occhi verso l’alto, ma lo conduce anche a discendere nel proprio cuore, per trovare lì la consolazione di Dio, che asciuga ogni lacrima e rende puro il nostro sguardo, semplice il nostro cuore, così da poter vedere Dio. Proprio perché vive questo atteggiamento nella verticalità della sua relazione con Dio, il povero delle beatitudini vive in modo diverso, trasfigurato, l’orizzontalità delle relazioni con gli altri. Diventa allora mite, affamato di giustizia, misericordioso, operatore di pace, capace addirittura di subire l’arroganza delle menzogne e la violenza della persecuzione, senza cessare di amare, perché la linea orizzontale del suo rapporto con gli altri è ben ancorata alla linea verticale del suo rapporto con Dio.

Questo è l’uomo, la donna delle beatitudini. Questi sono i santi e le sante che oggi celebriamo e alla cui intercessione ci affidiamo: persone umili, semplici, spesso sconosciute, che però hanno vissuto così, con lo sguardo teso verso l’alto nella contemplazione di Dio, e le braccia distese verso gli altri, nei gesti della mitezza, della giustizia, della misericordia, della pace, del perdono. Hanno vissuto così, hanno vissuto come Gesù, che è il vero uomo delle beatitudini. Hanno accolto il suo invito. Venite a me e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Chiediamo oggi l’intercessione di tutti i Santi affinché anche noi possiamo imparare da Gesù e, vivendo nello spirito delle beatitudini, la nostra vita si tenda verso il cielo di Dio e si dilati verso gli altri.