Veglia Pasquale – Omelia del 20 Aprile 2025

Condividiamo l’omelia del Padre Abate Dom Luca Fallica nella Veglia pasquale della Notte Santa.
Veglia pasquale 20 aprile 2025
Letture: Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14; Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Sal 117; Lc 24,1-12
«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24,5). Così, nel Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato, le donne che sono andate al sepolcro vengono interrogate da due uomini, che si sono presentati loro in abitati sfolgoranti. Stanno cercando in un luogo sbagliato, in un modo che deve essere corretto. Non possono cercare tra i morti colui che è vivo. La loro ricerca deve essere orientata altrove. Anche se, a dire il vero, a queste donne dobbiamo riconoscere un grande merito: stanno cercando comunque Gesù. Continuano a farlo, nonostante tutto quello che è accaduto. I discepoli non ci sono più, hanno già da tempo interrotto la loro sequela, sono fuggiti, hanno abbandonato il loro Signore, hanno smesso di cercare.
Al contrario queste donne erano presenti presso la croce, anche se a distanza, hanno visto dove è stato sepolto il corpo privo di vita di Gesù, là lo vanno a cercare. Il loro atteggiamento interroga anche noi. Noi stiamo davvero cercando Gesù, continuiamo a farlo, nonostante tutto?
È sorprendente la loro ricerca. Ci deve stupire e interrogare. Spesso noi smettiamo di cercarlo, o siamo tentati di non farlo più. Per tanti motivi. Non solo perché distratti da altro, o affannati da tante preoccupazioni, incombenze, impegni. Talora smettiamo di cercarlo perché delusi, perché ci sembra di non venire da lui ascoltati, compresi, esauditi, perché egli non sembra corrispondere alle nostre attese, è sfuggente rispetto alle nostre pretese, non risponde ai nostri bisogni, non si lascia conoscere fino in fondo o catturare nella ragnatela dei nostri desideri. È altrove rispetto a tutto questo e ci stanchiamo di cercarlo, pensiamo che non ne valga più la pena o lo sforzo.
Invece queste donne continuano a cercarlo. Avrebbero anche loro più di una ragione per non farlo più. Anche loro possono sentirsi deluse, non appagate, persino tradite da una promessa alla quale avevano creduto e che ora pare naufragata nel nulla. Non si è realizzata. Avevano creduto in lui, nel Regno che egli aveva loro promesso, nella beatitudine che aveva loro offerto, nella liberazione dal male e dalla morte che aveva loro garantito. E ora il male e la morte sembrano averlo inghiottito e sotterrato nel proprio sepolcro.
Perché allora cercarlo? Perché – così queste donne ci rispondono – c’è un legame più forte della loro delusione e del loro smarrimento a tenerle unite a lui, ed è il legame dell’amore. Lo hanno amato, si sono sentite amate, e ora continuano ad amarlo. Ed è questo amore, per quanto deluso, desolato, interrotto, a continuare a tenerle legate a lui, a essere più forte e tenace di ogni apparente smentita. Dovrebbe essere così anche per noi. A volte il Signore pare deluderci, non si manifesta come vorremmo, non corrisponde alle nostre attese, non appaga i nostri bisogni e non risolve i nostri problemi, pare non ascoltarci e rimanere lontano, distante, temiamo persino indifferente. Eppure, nonostante tutto, ci deve essere il legame di un amore forte a tenerci uniti a lui, a spingerci a cercarlo senza stancarci e senza desistere. È l’amore che si fa ricerca, è l’amore che diviene fedeltà, è l’amore l’asta su cui poggiarci per saltare più in alto e superare ogni ostacolo.
È l’amore a sostenerci nella ricerca e nel legame a lui, anche quando egli non si manifesta come vorremmo o secondo le nostre attese. Poiché lo amiamo continuiamo a cercarlo, anche se la nostra ricerca, come quella delle donne, deve essere corretta ed educata. Non cercate tra i morti colui che è vivo. Cercatelo piuttosto nella vita, e dunque nella storia, nell’oggi della vostra esistenza, nell’esperienza dei vostri incontri, nella fatica e nel sudore dei vostri impegni, nel peso delle vostre responsabilità, nell’amarezza dei vostri insuccessi, nella gioia delle vostre conquiste, nello stupore per ciò che accade e che non sempre capite. Cercatelo là dove siete. Cercatelo sapendo che il suo amore per ciascuno di noi è più forte della morte e deve essere più forte di ogni nostra delusione, di ogni nostra attesa incompiuta. Cercatelo con l’amore tenace di queste donne, cercatelo con la fede del buon ladrone, che non ha chiesto di scendere dalla croce o di essere salvato dalla morte, ma ha compreso che il Signore della vita era con lui e che lui poteva essere con il suo Signore anche nell’ora della morte. E allora, grazie a questo amore, in forza di questa comunione, anche nella morte matura la vita nuova, anche nelle tenebre risplendono delle luci, anche nei sepolcri le pietre vengono ribaltate e le porte si aprono, anche nelle delusioni scopriamo il senso di una speranza più forte e più luminosa. Scopriamo che il suo dono è più grande e oltrepassa ogni nostra attesa.
Smettiamo di cercare il Signore risorto tra i morti. E questi morti sono anche le false immagini che ci costruiamo di lui, i nostri idoli che cercano di scimmiottarlo o di imitarlo, ma sono tutt’altra cosa, le nostre superstizioni che non riescono a lasciarsi sorprendere e stupire dalla bellezza sempre nuova del suo vero volto.
Cerchiamo il Signore alla luce fioca di quei ceri che abbiamo acceso attingendo la fiamma dal cero pasquale, simbolo del Cristo Risorto. Le nostre lampade, i nostri ceri, non sono stati capaci di rischiarare del tutto la notte, ma ci hanno permesso di camminare con speranza anche nella sua oscurità. Cercare il Signore non tra i morti, ma tra i vivi, ci deve perciò sospingere a cercarlo anche nel nostro impegno per la vita, per la pace, per la giustizia. Se siamo discepoli del Risorto non possiamo sopportare che tanti segni di morte ingiusta, violenta, insensata continuino a sfigurare il nostro tempo e la nostra storia. Preghiamo e impegniamoci per la vita, per la pace, per la giustizia.
E il Signore risorto ci accompagni , ci benedica, ci sostenga, compia la nostra speranza nel suo amore che ha vinto la morte e ha disperso l’oscurità della notte.









