Domenica di Pasqua in Abbazia – Omelia del 5 Aprile 2026

Domenica di Pasqua 5 aprile 2026
Letture: At 10,14.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9
San Paolo, scrivendo ai Colossesi, per spiegare loro l’incidenza che la Pasqua di Gesù ha nella loro vita e nella vita di tutti, fa un’affermazione che non è di immediata comprensione.
Fratelli, voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
È come se dicesse: Cristo è morto ed è risorto, e anche voi siete morti e siete risorti con lui. Già da ora, già da subito, la vostra vita non è più la stessa di prima. È una vita diversa, anche se la sua diversità non appare in modo evidente, riconoscibile. È una novità per il momento nascosta nel mistero di Dio, che diventerà manifesta, sarà pienamente e facilmente percepibile quando, nell’ultimo giorno, alla fine del tempo, Gesù verrà come il fine e il compimento di ogni cosa. Anche e soprattutto come compimento della nostra vita. Allora, ciò che per il momento è nascosto, diventerà manifesto. Lo potremo riconoscere, percepire, apprezzare con tutti i nostri sensi, corporei e spirituali. Allora diventerà manifesto ciò che per il momento è nascosto, ma che è comunque già vero ed è già presente. Non dobbiamo attendere che si realizzi qualcosa che per il momento non ci è dato di vivere. No, è già stato realizzato, è già compiuto, già ci appartiene. Solo che per il momento non riusciamo ancora a vederlo. O a vederlo pienamente.
Quando Pietro si reca al sepolcro con il discepolo amato, vede il sepolcro vuoto, vede dei segni, i teli posati là, e il sudario, avvolto in un luogo a parte. Tuttavia, a differenza del discepolo amato che subito «vide e credette», Pietro non riesce a comprendere immediatamente il significato di quei segni. Per lui, il loro significato rimane nascosto. Questo non significa che il Signore non sia Risorto. Il Signore è veramente risorto. È Pietro che per il momento non riesce ancora a vedere, a capire, a credere. Qualcosa di simile accade anche a noi. La Pasqua di Gesù ha già trasformato la nostra esistenza, ha impresso in noi una novità, non siamo più gli stessi di prima, anche se tutto sembra essere come prima. C’è però qualcosa in noi che è nascosto ma è reale, è presente ma non ancora riconosciuto, creduto. C’è già, dobbiamo però attendere che ci sia pienamente rivelato. Paolo, infatti, aggiunge subito dopo, che quando Cristo, nostra vita, sarà manifestato, allora anche noi appariremo con lui nella gloria, e diverrà così manifesto ciò che era già presente, ma nascosto. Allora ci accadrà di poter ripercorrere, rileggere tutta la nostra vita, e riconoscere in quello che, per il momento, nel corso della nostra esistenza storica, non eravamo riusciti a vedere. Qualcosa che era rimasto nascosto ai nostri occhi. Allora lo vedremo. E capiremo.
Capiremo, ad esempio, che quei gesti di amore e di dedizione che avremo saputo compiere, e che nel corso della nostra storia ci erano sembrati sprecati, inutili, incompresi, o addirittura derisi, rifiutati, Dio li ha saputi nascondere e custodire nel suo segreto. E ha consentito loro di crescere e di portare frutto. Come il piccolo seme che diviene il più grande degli ortaggi. Capiremo che le tante lacrime che abbiamo versato, o che altri hanno versato, e che nessuno ha saputo consolare, non sono stati inutili o sterili; hanno al contrario irrigato e fecondato la terra. Appartengono a quel fiume di acqua viva che, nella visione conclusiva dell’Apocalisse, sgorga dal trono di Dio e consente all’albero di vita, anzi a una foresta di alberi di vita che sono radicati da una parte e dall’altra del fiume, di portare frutti in ogni mese dell’anno. Capiremo che i poveri, gli sfruttati, i calpestati, gli oppressi, gli scartati, a cui nessuno ha reso giustizia, erano sacramento della presenza di Gesù nella storia degli uomini. Così come lo sono le vittime innocenti delle troppe guerre che insanguinano la faccia della terra. Il Signore Risorto è con loro, nella loro umiliazione, e loro erano giù seduti con lui, alla sua destra, nella sua gloria. Nel giorno futuro vedremo il regno del Signore, ma soprattutto capiremo che il regno era già presente lì, nella loro umiliazione, nella loro oppressione. E che, come la morte di Gesù, l’ingiustizia che lui ha patito, ha generato vita nuova, così anche la loro umiliazione, le loro ferite, hanno generato vita nuova. Capiremo allora ciò che è già vero adesso, anche se nascosto. Nascosto nel segreto di Dio, che è il segreto della storia.
Potremmo moltiplicare gli esempi, ma penso che quanto accennato ci aiuti a comprendere che cosa significhi che Gesù è risorto. Significa che anche noi risorgeremo con lui. Nell’ultimo giorno, certo. Ma significa anche un’altra cosa, a cui non sempre prestiamo sufficiente attenzione. E cioè che non dobbiamo aspettare l’ultimo giorno per gustare i frutti della risurrezione. La risurrezione ha già cambiato la nostra vita, ha già cambiato la nostra storia, anche se per il momento non riusciamo a riconoscerne con evidenza i segni. Tutto sembra essere come prima, ma niente è più come prima. Perché tutto ciò che ora accade appartiene al mistero pasquale, è innervato dalla luce e dal significato della Pasqua. La morte non è più morte, è giù risurrezione. Il male non è più male, è già redento e riscattato. Il peccato non è più peccato, è già perdonato. Il dolore non è più dolore, è già salvato. La disperazione non è più disperazione, è già vinta dalla speranza. Tutto è nascosto, ma tutto è reale. E tutto sarà manifestato.
Come vivere nel frattempo, se ancora non vediamo? Pietro vede ma non riesce a credere. C’è però il discepolo amato che crede e aiuterà Pietro ad aprire gli occhi e a vedere ciò che ancora non vedeva. Ci sarà Maria di Magdala che vedrà e consentirà ad altri di vedere ciò che lei ha già visto. Ci sono stati allora, ci sono oggi, ci saranno sempre, testimoni che ci aiuteranno a vedere e a credere, penetrando il segreto di ciò che è nascosto. Pietro, nel suo discorso negli Atti, proclama riguardo a Gesù: «Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio» (At 10,40-41). Ci sono dei testimoni che non solo attestano che Gesù è risorto, ma che ci aiutano a sollevare, almeno un poco, il velo che ancora nasconde il senso della storia e della nostra vita. E allora, ciò che per il momento è nascosto, fa comunque trasparire qualcosa del suo misterioso segreto, per illuminare le tenebre della vita e della storia. Non ancora in pieno giorno, non ancora come nella Gerusalemme nuova, quando non avremo più bisogno né di luce di sole né di luce di luna, perché sarà la gloria di Dio e a lampada dell’Agnello a illuminarci. Ma abbiamo già, e avremo luce sufficiente per camminare nella speranza. Io non so se sono tra quelli che possono testimoniare o che hanno bisogno che qualcuno testimoni per loro. Non so dove sono io, non so dove siete voi. Probabilmente siamo tutti nell’una e nell’altra situazione: capaci di testimoniare, ma sempre bisognosi di essere sostenuti dalla testimonianza degli altri. So, e questo mi basta, che ciò che è nascosto in Dio è affidabile, è fondato, è credibile, e dona significato, speranza, gioia, alla mia e alla vostra vita. Alla vita di tutti.
























